L’Agenzia del farmaco “taglia” i prezzi dei medicinali fuori brevetto. Ma le aziende e i farmacisti non ci stanno. Si rischia che le aziende non investano più in Italia e che alcuni farmaci smettano di essere redditizi per chi li produce
Roma , 19 aprile 2011 «È l’ennesima dimostrazione che in Italia il generico non interessa». È questo l’amaro commento di Giorgio Foresti, presidente di Assogenerici, l’associazione delle imprese che producono farmaci equivalenti, alla notizia del “taglio” dei prezzi dei medicinali fuori brevetto deliberato ieri dall’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco. [MORE]
La decisione dell’Agenzia si rifà alla manovra economica dell’estate 2010, che prevedeva (art. 11 comma 9 della legge 122 del 30 luglio) un prezzo massimo di rimborso per questi farmaci da fissare dopo una ricognizione dei prezzi praticati nell’Unione europea. Il risultato è che tra qualche settimana i prezzi dei generici subiranno un ulteriore riduzione, che in qualche caso arriverà fino al 40% e dovrebbe far risparmiare qualche centinaio di milioni di euro l’anno al servizio sanitario pubblico.
Ecco perché Foresti prevede che a questa misura non potranno non seguire «minori investimenti» da parte delle aziende che ne verranno colpite, alcune delle quali «disinvestiranno in Italia» se multinazionali, mentre rischieranno di non poter stare più sul mercato quelle italiane più piccole. Le ricadute, insomma, saranno «pesantissime» dice Foresti, che parla con qualche cognizione di causa essendo anche l’amministratore delegato in Italia della multinazionale israeliana Teva, cioè un’azienda che è tra le prime 15 farmaceutiche al mondo, la leader nel settore degli equivalenti e anche il maggiore produttore mondiale di principi attivi per conto delle più importanti multinazionali.
D’altronde anche il presidente di Farmindustria, Sergio Dompè, si è detto «preoccupatissimo» per questo taglio che colpisce ancora il settore farmaceutico e prevede che «a questo punto diventa inevitabile spostare altrove le produzioni, perfino di quelle hi-tech».
FARMACISTI, PARTE IN CAUSA
- Qualche preoccupazione l’ha manifestata anche Andrea Mandelli, presidente della Fofi, la Federazione degli Ordini dei farmacisti, secondo il quale «il nuovo intervento sulla spesa farmaceutica rilancia la necessità, da parte di tutto il comparto, ma anche della parte pubblica, di elaborare una strategia che tenga conto delle necessità e delle criticità di tutta gli attori del mondo del farmaco».
Per Mandelli «c’è il rischio che alcuni medicinali, anche importanti, scendano al di sotto della soglia dell’economicità per chi li produce, come è accaduto per esempio per alcune eparine più datate». E poi c’è l’aspetto della dispensazione: «Come è possibile remunerare un professionista con un margine su un farmaco che costa due euro? Non si tratta di consegnare – precisa il presidente della Fofi - ma di verificare confezione e dosaggio, risolvere i dubbi del paziente e assicurare la gestione della prescrizione. È per questo che in alcuni dei Paesi che l’Aifa ha preso come riferimento per il prezzo dei generici è previsto un ulteriore riconoscimento per la dispensazione dei farmaci più economici, in termini di margine o di quota fissa».
GENERICO A CHI?
- La “tegola” sui generici è arrivata proprio alla vigilia della presentazione, oggi a Roma, di una campagna che invece vorrebbe promuovere informazione e impiego di questi farmaci. A proporla è proprio Teva, che per l’iniziativa ha ottenuto il patrocinio del Movimento consumatori oltre che l’adesione della Federazione degli ordini dei farmacisti e della Società di medicina generale.
Alla base c’è il convincimento che il generico, o equivalente, sia (potrebbe essere…) un’importante risorsa per la sostenibilità del sistema sanitario. Non per niente oggi il 50% dei farmaci dispensati in Europa è un generico, con punte del 70% in Paesi come la Germania. In Italia, invece, c’è ancora strada da fare, visto che oggi solo il 10% dei farmaci distribuiti appartiene a questa categoria. Eppure, chiosa Foresti, «senza il generico il sistema non starebbe in piedi».
Le ragioni di questa “asfissia” sono diverse, ma la principale risiede probabilmente nella scorretta comunicazione che sui generici è stata fatta nel corso degli anni e che ha determinato una diffusa disinformazione tra la gente. Ecco allora la scelta di promuovere questa campagna all’insegna dello slogan “Equivalente - conosci e scegli i farmaci equivalenti” che porterà eventi itineranti nelle principali piazze italiane, incontri tematici presso Asl e Associazioni, brochure, gadget e materiale informativo nelle farmacie e negli ambulatori dei medici di base, oltre il sito internet equivalente.it.
Il problema della di sicurezza degli equivalenti, dice Rossella Miracapillo, responsabile dell'Osservatorio Farmaci e Salute del Movimento consumatori, dopo dieci anni dalla loro introduzione «è ormai fuori discussione. Eppure il loro utilizzo è ancora ridotto, con un danno al budget familiare e uno più grande e meno noto alle economie delle Regioni. Si pensi, per esempio, che l’addizionale Irpef, nata per coprire l’extraspesa sanitaria, quest’anno ha riguardato Regioni quali Molise, Lazio, Calabria e Campania. Guarda caso, queste Regioni sono il fanalino di coda nell’utilizzo di farmaci equivalenti. Dunque i cittadini pagano due volte: una volta in farmacia e una volta come tasse».
VISTA DAL TERRITORIO
- «Abbiamo aderito attivamente alla campagna – spiega Claudio Cricelli, presidente della Simg - perché siamo convinti che i medici di medicina generale siano da sempre i primi interlocutori dei cittadini in tema di sanità. Il maggior ricorso a questo tipo di farmaci consentirebbe un notevole risparmio al Sistema sanitario, con la garanzia di una terapia efficace e sicura». D’altronde, aggiunge Cricelli, ormai i medici stanno curando i loro assistiti con farmaci che, salvo qualche eccezione, sono sostanzialmente gli stessi di trenta anni fa o in qualche caso molto più “vecchi”. «E continueremo così anche per i prossimi tren’anni – aggiunge – perché di farmaci veramente innovativi non ce ne sono».
«La farmacia – spiega da parte sua Franco Cantagalli, tesoriere della Fofi, la Federazione degli ordini dei farmacisti, e presidente dell’Ordine di Bologna – si sta evolvendo per diventare sempre più un luogo di servizi e informazione sulla salute. Aderiamo a questa campagna convinti del nostro ruolo educazionale e alla luce della necessità di fare informazione anche sui farmaci equivalenti, quale strumento di razionalizzazione della spesa privata e pubblica per la salute. Dobbiamo abituare il nostro cliente a usare i farmaci equivalenti».
E SUL WEB
- Nell’ambito del progetto, è stata anche realizzata un’applicazione per iPhone e iPad, WikiPharm, disponibile gratuitamente sull’App Store, che permette di trovare tutte le informazioni su ogni medicinale, i principi attivi, le interazioni e l'esistenza di farmaci equivalenti corrispondenti a quelli “di marca”. L'app, inoltre, permette di confrontare i prezzi dei medicinali tra loro, paragonando il branded al generico e fornendo anche l'indicazione di quanto si può risparmiare acquistando il secondo invece che il primo. È in fase di sviluppo una versione anche per i dispositivi mobili con sistema operativo Android.
( Focussalute )
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