Ilva, il Governo prepara un decreto

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TARANTO, 30 MAGGIO 2013 – Il ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato, ai microfoni d...

TARANTO, 30 MAGGIO 2013 – Il ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato, ai microfoni di Radio24, ha dichiarato che due sono le opzioni sul tavolo del governo in merito alla vicenda dell’Ilva: «Un commissario unico o un commissario ad acta che si occuperà solo del risanamento ambientale».

Allo stesso tempo, a ‘Radio Anch’io’ è intervenuto il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni che, in merito all’Ilva, ah sostenuto: «Siamo alla corsa ad ostacoli, spero che non scatti solo il meccanismo di cercare i colpevoli», sottolineando che, «Perfino la Fincantieri ha fatto le prime commesse di acquisto di acciaio in Germania. Questo, secondo me, descrive bene la situazione in cui ci troviamo, se Fincantieri, che è un'azienda a capitale pubblico acquista acciaio in Germania perché vede precaria la condizione dell'Ilva, vuol dire che c'è un qualcosa che deve preoccuparci notevolmente».

Infine, Bonanni ha rivolto un appello al governo: «Si faccia un decreto per l'utilizzo di quei soldi (sequestrati dalla magistratura) esclusivamente per la prosecuzione del lavoro Aia e del mantenimento delle produzioni». Nei giorni precedenti il segretario nazionale del Pd Guglielmo Epifani, intervenendo a Terni a una assemblea indetta dalle sigle sindacali ternane (Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm, Fismic-Confsal, Ugl), ha sostenuto: «L'Ilva di Taranto non si può fermare, perché se si ferma quello stabilimento avremmo, a cascata, conseguenze negative per il grosso degli impianti siderurgici in Italia».

Epifani ha evidenziato che la «Corte costituzionale, con grande saggezza, ha stabilito che non c'è gerarchia tra diritto all'occupazione e diritto alla salute, perché sono entrambi diritti primari», aggiungendo che, «Non ho mai visto in Italia, chiudere uno stabilimento e dal giorno dopo cominciare a bonificare l'area in cui lo stabilimento aveva versato decenni e decenni di inquinamento. Ho visto sempre il contrario: tenere aperto lo stabilimento e, contemporaneamente, fare investimenti, interni e esterni, per bonificare dove si era inquinato. Per questo dico che bisogna continuare a produrre a Taranto, anche e soprattutto per continuare a investire nel risanamento ambientale, quello che la proprietà non ha fatto».

Ricordiamo che il Cda dell’Ilva - dopo il sequestro disposto dalla magistratura di Taranto per 8,1 miliardi nei confronti della Riva Fire - in blocco ha deciso di rassegnare le dimissioni. Inoltre, come ha avvertito la stessa società, a rischio il futuro di 40 mila persone: 20 mila dipendenti diretti in Italia e almeno altrettanti nell'indotto.

Infine, entro la metà di giugno, le indagini preliminari sull'inquinamento provocato dallo stabilimento Ilva di Taranto, potrebbero essere concluse.

(fonte: rainews24)

Rosy Merola
 

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