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L'anfora frantumata!

Calabria

25 MAGGIO 2015 - Viviamo un tempo in cui si sono perse alcune buone e vecchie abitudini, sostituite con una serie di comportamenti che nulla di nuovo e di migliore hanno saputo dare alla nostra vita. Preciso subito che non sono di solito proiettato a rimanere ingabbiato in modi e scadenze abituali. Penso al contrario che l’uomo abbia il dovere di rinnovarsi per migliorare la sua quotidianità e contribuire anche alla qualità del territorio in cui vive. Quando parlo di vecchie e sane abitudini mi voglio riferire ai valori profondi e intramontabili, che hanno sempre accompagnato, e non solo, le vicende umane di questo mondo. Spesso infatti le hanno persino sorrette dallo sfascio e dal logorio di quelle visioni dell’esistenza umana, lontane e separate da ogni contatto con il cielo.  [MORE]

I nostri genitori, i nostri nonni, al di là se hanno avuto o meno la possibilità di studiare, erano o sono sempre pronti a sostenere con dignità, qualsiasi forma di dolore, di convivenza sociale, di problematica familiare, occupazionale, ecc. Il segreto è ancora racchiuso in una concezione della vita non strettamente dipendente dalle relazioni umane e di quanto esse producono, se asservite alla falsità, all’opportunismo più bieco, al mercato della coscienza, alla fede ad intermittenza, ai sentimenti truccati o ai mille colori dell’apparenza pubblica. L’uomo oggi nonostante il progresso abbia allargato gli orizzonti e le conoscenze, rischia di apparire come una anfora frantumata. Si sacrifica tutto per l’esteriorità, dimenticando che dentro di ognuno c’è scritto quanto si cerca.

Ogni errore, ogni peccato, ogni falsità che viviamo, ogni disobbedienza ai principi cristiani di riferimento, sono delle pietre appuntite che colpiscono la nostra persona, spezzandola, frantumandola, anche se la società è ormai attrezzata a nascondere i pezzi. Alla fine di novembre parte, ad esempio, l’anno giubilare sulla misericordia, voluto da Papa Francesco. Quanti di noi vivranno intensamente questa opportunità significativa, per incollare i frammenti delle nostre disfatte, riportando l’equilibrio nella nostra mente e nel nostro animo? È l’occasione giusta per alzare lo sguardo oltre il materialismo imperante, affiancato da un consumismo che detta le regole del vivere e affonda le radici in un relativismo che fa della misericordia un concetto elastico e adattabile.

Noi siamo nati per amore di Dio, principio del tutto che viviamo. La falsa scienza potrà dire ciò che vuole, ma mai potrà sapere, non essendo l’oggetto specifico della sua ricerca, che il DNA del cuore dell’uomo è Dio; è la sua eterna carità; il suo amore infinito. La misericordia di Dio ha il ruolo di sentinella sicura della nostra permanenza sulla terra. Ogni volta che distruggiamo il buon modo di essere è proprio la misericordia divina a mettere assieme i cocci caduti, non per riparare i guasti rinvenuti, ma per dare il via ad una nuova creazione. All’uomo non serve il ripristino dello status quo dinnanzi alla sventura, ma un moto d’amore potente che rigeneri ogni cosa. Questa verità appartiene a tutti. Nell’anno del Giubileo va rafforzata e rimessa in campo, non dimenticata come le sane e vecchie abitudini dei nostri avi, in quanto vero collante per ricomporre l’anfora frantumata della nostra vita.


Egidio Chiarella
http://www.egidiochiarella.it/
egidiochiarella@gmail.com