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Quando pensare è pericoloso: "Giorni di neve, giorni di sole"

Valeria Nisticò
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Quando pensare è pericoloso: "Giorni di neve, giorni di sole"
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In questo articolo voglio “parlarvi” di Giorni di neve, giorni di sole di Fabrizio e Nicola Valsecchi, già segnalato nelle news di Maggio.[MORE]

Potrei iniziare con il sottolineare la scrittura semplice ed immediata dei fratelli Valsecchi, o descrivendovi brevemente la loro carriera letteraria.
Potrei anche soffermarmi sul periodo storico che fa da cornice… e carnefice.
Ma non parlerò di questo. Sento di dover parlare solo di lei: Patricia.

Quella di Patricia è una storia vera. Madre a 21 anni di una bimba di neanche un mese, diviene già “martire silenziosa”. Desaparecida in un’Argentina in cui era negato anche respirare. Ma è per essa, per i bambini e per gli ideali di libertà e solidarietà che ha rischiato e perso la vita. Per quei sogni in cui credere, benché considerati pensieri pericolosi.
Cosa rimane di un paese se anche il pensare è negato? Se aiutare gli altri è considerato “una sovversione”? Il terrore.
La storia è narrata dal padre, Alfonso dell’Orto. Nato in Italia, sotto il periodo fascista parte in Argentina con la madre e la sorella, per riabbracciare il padre, scappato in quel lontano paese per ricostruirsi una vita senza debiti e senza “duce”. Alfonso cresce, trova lavoro e sposa Pocha. Patricia è la loro primogenita. Erano sotto lo stesso tetto quando i militari presero sua figlia, con suo marito, per poi scomparire nel nulla. Né una prigione dove andare, né un corpo da seppellire. Corpo finito in una fossa comune, o nell’oceano, (come altre decine di migliaia) per non lasciare traccia di quello sterminio. Solo la loro nipotina di appena 25 giorni, Marianna, da proteggere. Dopo decenni hanno la conferma della morte di Patricia. Massacrata e uccisa perché osava credere in un futuro migliore e dare speranza.
La storia scorre vivida nei ricordi di Alfonso che, ottantenne, prende un volo per rivedere il suo paese natale. Non si riesce a rimanere insensibili all’evidente dolore di un padre che non cessa di pensare a sua figlia e che decide di onorarla e renderne eterno il ricordo rompendo il silenzio e dar voce a coloro la cui voce è stata spezzata. Denunciare l’afflizione delle tante madri che, come Pocha, non hanno più osato toccare l’oceano, sapendo che le sue onde si sono prese ciò che restava dei loro figli…

Valeria Nisticò


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Scritto da Valeria Nisticò

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