Roma, blitz in metropolitana: dal pay and go allo spaccio, quattro arresti della Polmetro
La metropolitana di Roma continua a rivelarsi un teatro privilegiato per le attività criminali, ma anche un terreno di caccia per gli agenti del Nucleo Polmetro della Polizia di Stato. In tre distinti interventi, sviluppatisi nell’arco di poche ore lungo le direttrici sotterranee della Capitale, sono state arrestate quattro persone, gravemente indiziate – a vario titolo – di indebito utilizzo e falsificazione di strumenti di pagamento, lesioni, resistenza a pubblico ufficiale, detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio e tentato furto aggravato. Le operazioni raccontano dinamiche diverse, ma accomunate da un elemento: la capacità degli investigatori di leggere i comportamenti sospetti prima che degenerino.
Il metodo pay and go alla fermata Colli Albani
Il primo arresto è scattato nei pressi della fermata Colli Albani. A insospettire gli agenti è stato l’insolito viavai di un trentottenne di origini rumene tra gli sportelli bancomat della zona, scandito da ripetute operazioni con carte di pagamento sempre diverse. L’uomo parlava incessantemente con auricolari wireless e consultava con regolarità una serie di foglietti su cui erano annotati codici e dati personali riconducibili alle carte utilizzate.
L’incrocio tra quei movimenti e le verifiche sui titoli di pagamento ha fatto emergere che le carte erano intestate a soggetti diversi dall’uomo che ne aveva la materiale disponibilità. La successiva perquisizione personale ha permesso di ricostruire ulteriori tasselli del presunto meccanismo di monetizzazione fraudolenta: nella disponibilità del trentottenne sono stati rinvenuti oltre 900 euro in contanti, due carte di credito e diversi scontrini attestanti operazioni di ricarica prepagata effettuate con carte poi risultate provento di furto. Il cosiddetto metodo “pay and go” consente di convertire in denaro contante il credito disponibile su strumenti di pagamento rubati, spesso attraverso acquisti di ricariche o prelievi rapidi prima che la carta venga bloccata.
Borseggi coordinati sulla linea A
Una regia a più mani è invece quella intercettata dagli agenti dello stesso Nucleo a bordo di un convoglio della linea A, all’altezza della fermata Spagna. Una volta saliti, due ragazzi avrebbero stretto lo spazio intorno alla vittima, sfruttando il flusso di passeggeri come “schermo” per i loro movimenti rapidi e tentare di asportare il portafoglio dalla borsa di un passeggero. Un diversivo orchestrato che rientra tra le tecniche classiche dei borseggiatori in metropolitana, dove la calca diventa un alleato per confondere le vittime e ostacolare l’intervento di chi osserva.
Droga lanciata per garantirsi la fuga a Rebibbia
L’ultimo episodio si è consumato nei pressi della stazione Rebibbia, con l’arresto di un cinquantaseienne nigeriano che, alla vista delle pattuglie, ha tentato di disfarsi di alcune dosi di sostanza stupefacente per guadagnarsi una fuga indisturbata. Trovato in possesso di diversi grammi di cocaina e crack, è stato arrestato. Un comportamento che conferma quanto il controllo del territorio, anche nelle stazioni periferiche, resti decisivo per intercettare lo spaccio underground.
Tutti gli arresti sono stati convalidati dall’Autorità Giudiziaria. Per completezza si precisa che le evidenze investigative descritte attengono alla fase delle indagini preliminari e che, pertanto, per gli indagati vige il principio di presunzione di innocenza fino ad un eventuale accertamento definitivo con sentenza irrevocabile di condanna. Il lavoro del Nucleo Polmetro dimostra come la sicurezza in metropolitana passi anche dall’osservazione di dettagli apparentemente marginali: un viavai sospetto, un gruppo troppo compatto, un gesto improvviso.
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