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"6 giorni sulla Terra" e 100 minuti di strazio

Antonio Maiorino
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"6 giorni sulla Terra" e 100 minuti di strazio
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NAPOLI, 19 GIUGNO - “6 giorni sulla Terra” è un film avvolto nel mistero. Non già perché tratti del fenomeno dei rapimenti alieni (alien abductions), spiattellando una serqua di teorie bislacche frutto della collaborazione – cinematograficamente esiziale – tra il regista Varo Venturi ed il Prof. Malanga (Università di Pisa). Il mistero risiede piuttosto nei circuiti neuronali dei selezionatori ufficiali del 33° Festival Internazionale del Cinema di Mosca, il secondo festival cinematografico più antico dopo quello di Venezia. Tanti anni, e sentirli. Eppoi, le case di distribuzione statunitensi che si accaparrano frettolosamente il film. Ma forse è proprio qui che giace la lepre: hanno fiutato un prodotto avvenente, ma, intendiamoci, dell’avvenenza di un happy meal al McDonald's. Perché il buon cinema – credeteci, creduloni – è altrove. [MORE]

Trama che pare saccheggiata da Voyager (il programma, non la serie tv): il “coraggioso” dottor Davide Piso studia centinaia casi di interferenze aliene attraverso l’ipnosi, con cui riesce non solo a far rivivere ai pazienti l’esperienza del rapimento, ma anche ad entrare in contatto con le personalità aliene annidate nella loro mente. Animato dal proposito donchisciottesco (l’aggettivo è di chi scrive) di liberare l’umanità, Davide sfida la comunità scientifica pubblicando uno scritto in cui sostiene che razze aliene s’impianterebbero nel cervello dei rapiti (addotti), in quanto contenitori di una preziosa energia che solo gli uomoni sembrano possedere: l’anima. Poi incappa nell’ambigua e seducente Saturnia, diciottenne convinta di essere addotta. E non si sbaglia, anzi: durante l’ipnosi, la personalità aliena si impossessa definitivamente del contenitore e va alla conquista del mondo, mentre l’antichissima ed aristocratica famiglia della giovane denuncia il rapimento e spuntano come funghi esorcisti, agenti segreti, pirati informatici, militari, codici a barre, citazionisti a oltranza dell’Apocalisse ed affini.

Che senso avrebbe criticare un film per l’improbabilità dei suoi assunti narrativi, tanto più se di fantascienza? Poco, o nessuno, se è vero che esiste la cosiddetta “sospensione dell’incredulità”. E invece è qui che ci s’imbatte nel primo indizio di risibilità dell’operazione: nessuno vuol sospendere nulla, se il pressbook ufficiale del film dichiara candidamente: “basato su rivoluzionarie teorie scientifiche che abbattono i confini dei nostri credo, il film lancia la denominazione per una nuova onda cinematografica: la Realscienza”, con tanto di inquieto twist nella tomba da un lato di Galileo e Newton, dall’altro dei fratelli Lumière.

Ci provi pure, il tam tam dei morbosi, piuttosto che dei curiosi, a trasformare in oro o in cult un prodotto men che mediocre. Restano sotto gli occhi di tutti le interpretazioni dilettantesche, il volo di Icaro di un montaggio la cui evocatività stride con la verbosità approssimativa del filmetto a tesi, a mo’ di Dan Brown dei poveri (ed il buon Prof. Malanga è autore di un singolare libro dal titolo “Alieni e demoni”…), gli effetti speciali che imbellettano a intermittenza le immagini, laddove il peso morto è piuttosto quello di una sceneggiatura disarticolata, incancrenita dalle agnizioni forzate caratteristiche di chi vuol dimostrare anziché raccontare.

Non è questione di scetticismo sugli alieni, ma di eresia cinematografica: qualcuno ha ridire su “E.T.”, “Cocoon” o su “District 9”? Quest’ultimo è un caso tanto eclatante quanto eloquente: un mockumentary, capace di calibrare a dovere toni, intenti, ritmi. Senza le derive assurde della millantata “Realscienza”. A noi che piace il cinema sembra una “real-fetecchia”, anche perché, curiosamente, né “real” né “scienza” sembrano avere a che fare col carattere di “fiction” proprio della creazione cinematografica. Il mistero non è “dove sono gli alieni”, ma “dov’è il cinema”.

I film li fanno, semmai, i maghi del cinema, o anche solo gli onesti registi; non i guru degli alieni. L’eresia è quella del cinema violato, non delle tesi discusse. Potrà fare proseliti: ma quanti di questi saranno cinefili?

ANTONIO MAIORINO


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Scritto da Antonio Maiorino

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