ROMA, 8 GIUGNO - Giornata difficile per la maggioranza, battuta per ben due volte al Senato. La prima batosta è arrivata questa mattina, quando l'emendamento al testo anti-corruzione presentato dal pidiellino Lucio Malan è stato bocciato con 129 sì, 133 no e 5 astenuti. In seguito a questa bocciatura, il presidente di turno, Domenico Nania, ha sospeso i lavori del Senato per dare tempo al Governo di riesaminare il ddl. Alla riapertura dei lavori, però, è stato bocciato (131 no, 129 sì e 4 astenuti) un altro emendamento allo stesso testo, presentato questa volta dalla senatrice del Pdl Ada Spadoni Urbani.[MORE]
L'emendamento Malan interessava il primo articolo del disegno di legge, prevedendo l'istituzione di un Comitato di coordinamento delle iniziative anticorruzione presieduto dal Presidente del Consiglio. L'opposizione ha contrastato questo emendamento sostenendo la necessità di creare, al contrario, un'Autority indipendente dall'esecutivo. L'emendamento della senatrice Spadoni Urbani prevedeva invece una rotazione dei dirigenti sia nelle amministrazioni centrali che in quelle periferiche.
Per far fronte alla bocciatura del provvedimento Malan, più importante rispetto al secondo perché modificava l'intero assetto del primo articolo del disegno di legge, “il governo – annuncia il sottosegretario Andrea Augello, secondo il quale la discussione potrà proseguire sugli altri articoli - presenterà un nuovo emendamento al ddl entro questa settimana”.
Immediate sono state le reazioni delle opposizioni. Se Pierluigi Bersani parla di “governo senza prospettive”, per Felice Belisario dell'IdV “il governo è stato battuto perché ormai è sotto la tenda ad ossigeno e la maggioranza gli sta togliendo quella poca aria che gli è rimasta. La caduta dell'articolo 1 del ddl governativo anticorruzione certifica che siamo ai titoli di coda della legislatura”.
Su un altro emendamento si è invece alzata la voce di dissenso della Lega, la quale ha votato contro un testo bipartisan approvato dalla quasi totalità dell'Aula. L'emendamento in questione, approvato con 214 sì, 30 no e 11 astenuti, obbliga “coloro che occupano cariche pubbliche o assumono pubblici impieghi” a giurare fedeltà alla Costituzione.
(In foto: Palazzo Madama, sede del Senato)
Serena Casu
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