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La memoria dell'Omocausto

Serena Casu
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ROMA, 27 GENNAIO 2012 - Con il termine Omocausto ci si riferisce alla persecuzione e all'uccisione di migliaia di omosessuali durante il regime nazista. Come sempre accade quando si parla di cifre riguardanti lo sterminio messo in atto dal nazi-fascismo, il numero esatto delle vittime non si conosce e, con ogni probabilità, non si arriverà mai ad avere un computo preciso. In ogni caso, conoscere il numero esatto delle vittime non ne cambierebbe di una virgola l'orrore. Per dirla con le parole dello storico Eric Hobsbawm, «forse che l'orrore dell'Olocausto si attenuerebbe se gli storici concludessero che furono sterminate non 6 milioni di persone, ma solo cinque o quattro?». Il discorso resta valido anche per lo sterminio degli omosessuali, per il quale le cifre ipotizzate variano tra i 50 mila e i 250 mila (anche se qualcuno innalza queste cifre fino al mezzo milione di vittime).[MORE]

La persecuzione degli omosessuali nella Germania nazista ha una data d'inizio precisa, per quanto le sue basi siano riconducibili a tempi precedenti. È il 28 giugno 1935, giorno nel quale Hitler introduce un'integrazione legislativa all'interno del codice penale tedesco, attraverso la promulgazione del Paragrafo 175 A. Si tratta, appunto, di una integrazione ad un paragrafo del codice già esistente dal 1871 (e già di per sé derivante dalla legislazione prussiana), il tristemente noto Paragrafo 175, il quale tuttavia – pur prevedendo la condanna dell'omosessualità e in particolar modo degli atti di sodomia – vide per molto tempo un'applicazione piuttosto blanda. Per lo meno fino a quando non fu inasprito dal regime. Il 175 A non si limitava a punire la sodomia, in quanto atto sessuale, ma estendeva la condanna e le relative punizioni anche alle cosiddette “fantasie omosessuali”: espressioni di un desiderio o di uno stato d'animo, baci, abbracci, carezze, parole affettuose, intenzioni, sogni. Lo stesso inasprimento della legislazione anti-omosessuale ha come base ideologica le teorie del giurista Rudolf Klare, esperto del partito nazista per gli “affari omosessuali”, il quale auspicava un rafforzamento delle punizioni verso “questi individui”, considerati un pericolo “per il popolo, lo stato, la razza”. «I degenerati – scriveva – devono essere eliminati per mantenere pura la razza». In teoria, la pena prevista per gli omosessuali prevedeva in media sei mesi di reclusione. In pratica, racconta Massimo Consoli nel suo “Homocaust”, «una volta scontata questa condanna, all'uscita dalla prigione si trovavano i funzionari della Gestapo o gli ufficiali delle SS, che sequestravano il prigioniero e lo spedivano in un campo».

All'interno dei campi, gli omosessuali, contrassegnati dal triangolo rosa, venivano spesso castrati, incaricati di svolgere lavori faticosi e ripugnanti, maltrattati e violentati dalle SS e dagli stessi compagni di prigionia e, come tutte le altre categorie di prigionieri, uccisi. In un processo celebrato alla fine della guerra, si venne a sapere che nel campo di Sachsenhausen una pratica comune prevedeva di lanciare contro le vittime omosessuali potenti getti d'acqua gelata per lungo tempo, fino a provocarne la morte. Gli omosessuali, inoltre, diventavano spesso cavie per esperimenti pseudo-scientifici. Himmler, che si era messo in testa di volerli “guarire” dalla loro presunta devianza, diede questo incarico al dottore danese Vernaet, il quale cominciò a fare su alcuni condannati – quelli che per qualche ragione erano stati ritenuti “recuperabili” - degli esperimenti pseudo-medici, trasportandoli in sala operatoria e iniettando loro, sotto l'inguine, un concentrato di ormoni che avrebbe dovuto guarirli. Ovviamente non si verificò alcuna guarigione. In compenso, otto su dieci “cavie” morirono all'istante.

Per molto tempo dopo la guerra lo sterminio nazista ai danni delle persone omosessuali non ebbe grande attenzione. Le ragioni di tale rimozione sono molte, ma certamente ha contribuito non solo lo scarso numero di testimonianze dei sopravvissuti, ma anche la stessa considerazione che per diversi anni si ebbe – e, purtroppo, ancora troppo spesso si continua ad avere – nei confronti dell'omosessualità. Si pensi che, solo in termini legislativi, il paragrafo 175A (quello introdotto da Hitler nel 1935) fu abrogato dalla legislazione della Germania Occidentale solo nel 1969, mentre il paragrafo 175 (quello più blando, ma pur sempre riprovevole, del 1871) fu abrogato del tutto solo nel 1994.

(immagine da www.memorialgbt.it)

Serena Casu


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