Lettera aperta di ANFFAS contro gli inammissibili aumenti ai disabili
BOLOGNA, 23 DICEMBRE 2011- Dopo il flash mob del mese di ottobre dei disabili e delle loro famiglie le istituzioni non sembrano aver capito l’importanza di quella manifestazione tanto partecipata.[MORE]
La regione ha inviato alle associazioni per la tutela della disabilità e alla consulta per il superamento dell’handicap la nuova bozza di delibera, stilata dalla stessa, riguardante la compartecipazione degli utenti al costo di servizi socio-riabilitativi: in essa si ritrova l’ingiusta applicazione dell’art. 49 della legge regionale, attuata nel dicembre 2009 a danno delle persone con disabilità.
Nonostante sia stato impiegato tempo, dibattiti, riunioni e proteste pubbliche perché si potesse arrivare ad una soluzione di equità contributiva delle persone disabili per i servizi di assistenza, i responsabili politici ed i loro funzionari non sentono il dovere di rispettare un diritto sancito da una legge nazionale ordinaria e dalla Costituzione.
La presidente dell’ANFFAS di Bologna Gabriella D’Abbiero ha scritto una lettera aperta al presidente della regione, agli assessori regionali alla sanità e al sociale, ed a tutti i membri del consiglio comunale di Bologna, per protestare contro questa ingiusta posizione presa, sulla “ proposta della Regione di un aumento dell’esborso economico molto maggiore rispetto al passato addossato alla famiglia senza riconoscere i gravosi impegni personali di assistenza e cura di un figlio con disabilità grave e quelli economici che una famiglia deve sostenere nell’arco della vita intera.
Dunque non solo il mancato rispetto di una legge dello Stato, la prevaricazione, in nome di cavilli legali smentiti dalla nostra stessa Costituzione, ma anche la beffa di un aumento vergognoso della contribuzione, speculando su una pensione di invalidità di € 256,00 e di un’indennità di accompagnamento, che sentenze del Consiglio di Stato dichiarano intoccabili in quanto necessarie all’assistenza quotidiana della persona disabile grave”.
La presidente si chiede se questa sia la giustizia e l’ equità sociali tanto sbandierate dai politici in questione se, dopo anni e anni nei quali Anffas Bologna ha tentato attraverso incontri e confronti di evidenziare le ragioni per cui ha ritenuto, nei riguardi della compartecipazione ai servizi, di sostenere e tutelare i diritti della persona con disabilità e della famiglia (come sancito dalla legge 130 dalla Costituzione e dalla Convenzione Onu), questo sia il risultato.
In particolare quello che rivendica Anffas è:
1. Differenziazione fra la persona con disabilità grave e l’anziano che diventa non autosufficiente: la persona con disabilità è a totale carico della famiglia ed incapace di produrre reddito dalla nascita fino alla morte.
2. Per la frequenza ai centri diurni fare riferimento al reddito del solo utente, escluse pensione di invalidità e indennità di accompagnamento: con quali mezzi economici può vivere una persona disabile che ha bisogni oltremodo maggiori rispetto ad una persona normale e necessita di assistenza continua? Se non vi è reddito, non si può richiedere alcuna contribuzione.
3. Fermo restando il riferimento al reddito individuale, per l’inserimento nella struttura residenziale l’indennità di accompagnamento (vista la finalità della stessa) “accompagna” l’utente, mentre la pensione deve restare nella sua disponibilità per le necessità personali. Inoltre la eventuale compartecipazione deve riguardare il pasto ed il trasporto e non il costo del servizio, che come sancito dai Lea, spetta all’ente pubblico.
Alla luce di queste considerazioni, estese e sostenute da tutta la Consulta per il Superamento dell’Handicap di Bologna, ci chiediamo se le istituzioni potranno ancora procedere calpestando i diritti di centinaia e centinaia di cittadini bolognesi.
(notizia segnalata da daniela mignogna)
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