MILANO 19 FEBBRAIO 2012<<E' necessario che il Paese abbia un intervento sul mercato del lavoro e credo - spiega - sia necessario farlo con il contributo delle parti. Ma alla domanda diretta se sarà raggiunta l'intesa a fine marzo replica: anche qui applicherei la categoria dell'ottimismo. Dire che siamo vicini è un pò presto>> così è intervenuta Susanna Camusso, leader della Cgil, al programma "Che Tempo che fa" di Fabio Fazio.
<<Che ci sia stato un carico ideologico non c'è dubbio, ma non si può cambiare nella sua sostanza perché dice che non si può licenziare se non c'è un giustificato motivo>> aggiungendo poi che <<si tratta <<soprattutto di una norma deterrente. Il contenzioso giudiziario sull'articolo 18 è basso, non ha numeri infiniti, ed è per questo che non si può indebolire la norma. Il messaggio che verrebbe ricavato, altrimenti, è potete fare quello che volete, trasformando il lavoro in una forma di servitù>>.
Camusso concorda sul fatto che ci sia un tema su cui vale la pena ragionare <<Il procedimento giudiziario per un licenziamento dura 6 anni, questa è un'incertezza eccessiva per il lavoratore e per l'impresa. Non bisogna cambiare l'articolo 18 ma - conclude - trovare procedure per risolvere in tempi più rapidi questi contenziosi>>.
Ieri l'ex premier Silvio Berlusconi aveva dichiarato <<Spero che riesca a rendere più flessibile il mercato del lavoro - ha aggiunto il presidente del Pdl, intervistato da Carmen Postigo dell'agenzia di stampa spagnola Efe- e a realizzare un'effettiva libertà di concorrenza per restituire competitività all'Italia. E potrà contare per le riforme sulla leale collaborazione del Pdl e mia personale>>.[MORE]
Berlusconi ricordava inoltre che <<Se ne deve poter discutere. L'articolo 18 - ha sottolineato l'ex presidente del Consiglio - non può essere un tabù. A suo tempo noi proponemmo di modificarlo almeno per i nuovi assunti, ma la reazione, soprattutto dei sindacati, fu furibonda. Alla fine quest'idea è tornata. Produttività, crescita e occupazione, così come la fiducia dei mercati e degli investitori internazionali, dipendono in gran parte dalla riforma del nostro sistema di relazioni lavorative>>. L'ex premier ha commentato le dichiarazioni di Monti su posto fisso <<Credo che Monti volesse dire che nel mondo di oggi, ancora più di ieri, l'obiettivo non può essere mai il posto di lavoro fisso, ma il lavoro in sé, perché oltretutto una simile garanzia come si è visto non può essere assicurata>>.
Inoltre spiega che <<Nessuno meglio di me può sposare questa tesi. Nelle mie aziende ho sempre valorizzato i giovani. Oggi in primo luogo i giovani devono adattarsi a un mondo globalizzato che cambia, e imparare a trarre vantaggio dalla mobilità e dalla flessibilità. Monti non voleva certo elogiare il precariato>>[MORE].
(foto da www
TAMMARO CASO
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