Giovanni Segreti Bruno aprirà il concerto di Samurai Jay al Settembre Rendese
C'è una Calabria che non chiede soltanto di essere celebrata: chiede di essere ascoltata. È quella che Giovanni Segreti Bruno porta nella sua musica: una terra fatta di ritmi popolari, parole, memoria e paesaggi emotivi che il cantautore prova a tradurre in un linguaggio contemporaneo. Il 27 settembre, in Piazza Kennedy, nell'area antistante al Museo del Presente, sarà lui ad aprire il concerto di Samurai Jay, uno degli appuntamenti musicali della 61ª edizione del Settembre Rendese. Due mondi musicali differenti si troveranno così sullo stesso palco: da una parte l'universo urban di un artista capace di muoversi tra rap, pop ed elettronica; dall'altra una scrittura che guarda alla tradizione meridionale senza trasformarla in un esercizio nostalgico. È proprio la distanza apparente tra i due percorsi a rendere interessante questo appuntamento. Perché, al di là delle differenze stilistiche, esistono anche connessioni meno visibili, che passano attraverso le persone, le collaborazioni e una comune attenzione alla contaminazione.
Samurai Jay, nome d'arte di Gennaro Amatore, artista cresciuto nella scena urban e trap napoletana, negli ultimi anni ha raggiunto un pubblico sempre più ampio. Il suo percorso discografico comprende brani come “Gang”, realizzato con M4W, Dat Boi Dee e Geolier, “Bye Bye”, “Nessuno”, “Non mi va”, “Colpa mia (Gelosa)”, “Fammi capire”, “Ci pensi mai?”, fino ad “Alba” con Don Pero e “Halo”, realizzato con Vito Salamanca. Poi è arrivato “Ossessione”, il brano con cui Samurai Jay ha debuttato tra i Big del Festival di Sanremo 2026. Una canzone costruita intorno all'idea della musica come passione totalizzante, quasi una necessità, che ha contribuito a consolidare la sua presenza sulla scena nazionale.
Il filo che conduce Giovanni Segreti Bruno verso il palco del Settembre Rendese passa anche da Napoli. Una parte importante della nuova ricerca dell'artista nasce infatti dal confronto con musicisti e produttori della scena partenopea e non solo, a partire da Luca Napolitano, Vinz Turner e Arturo De Biasi, con i quali ha costruito il primo capitolo di "MUSCIARÌA". È un legame che aggiunge un'altra dimensione al progetto: la Calabria resta il punto di partenza, ma il suo linguaggio si apre a collaborazioni e sensibilità che arrivano da altri territori.
Giovanni Segreti Bruno arriva a questo appuntamento dopo un passaggio importante della propria carriera: la vittoria del Premio Amnesty International Italia Emergenti 2025 con Notre Drame, riconoscimento che ha accompagnato un percorso nel quale musica e attenzione ai temi sociali hanno avuto un ruolo centrale. Attualmente, focus della sua ricerca è “MUSCIARÌA”, il nuovo progetto con cui il cantautore porta nel pop contemporaneo i suoni e gli strumenti della propria terra- dalla lira calabrese all'organetto, dalla fisarmonica al tamburello-intrecciandoli con sonorità urban pop ed elettroniche.
Il primo capitolo di questo percorso è “Scacciapensieri”, prodotto da Joseba Label e The Saifam Group, con la direzione artistica di Gianni Testa. Scritto insieme a Luca Napolitano, che ne firma la produzione con Vinz Turner, il brano rappresenta una sintesi precisa della direzione intrapresa dall'artista: le radici calabresi non come semplice elemento identitario, ma come materia sonora da reinventare.
"Scacciapensieri" non è una semplice canzone d'amore. È, prima di tutto, una canzone sulla possibilità di uscire dal buio. Il suo cuore è già racchiuso nella domanda iniziale: “Quante tarantelle nella vita ballerò”. Una frase che sembra leggera, quasi giocosa, ma che nasconde una domanda esistenziale. Quante volte saremo costretti a ricominciare? Quante volte balleremo dentro situazioni che non abbiamo scelto? E quante volte, invece, resteremo immobili, seduti in un angolo, aspettando che qualcosa cambi? Il brano costruisce proprio su questa oscillazione la propria forza: movimento e immobilità, buio e luce, solitudine e incontro. Poi arriva qualcuno. Una presenza che non cancella il dolore, ma lo rende attraversabile. La persona amata diventa uno “scacciapensieri”: non una fuga dalla realtà, bensì una possibilità di respirare dentro una realtà che continua a essere complicata.
La profondità di "Scacciapensieri" sta nel suo paradosso: si può parlare del peso della vita facendo venire voglia di ballare. La tarantella diventa così parte integrante del racconto. Non è soltanto un richiamo alla tradizione, ma il ritmo attraverso cui la canzone racconta il passaggio dall'immobilità alla possibilità di ricominciare. La componente dialettale e la memoria popolare incontrano beat elettronici, chitarre classiche e sonorità mediterranee, creando un equilibrio tra identità territoriale e sensibilità contemporanea. Il Sud emerge così non come immagine del passato, ma come carne viva, capace di evolversi senza perdere la propria riconoscibilità. È questo uno degli aspetti più interessanti della ricerca di Giovanni Segreti Bruno: non conservare le proprie radici dentro una teca, ma usarle per costruire qualcosa che possa parlare anche a chi quelle radici non le conosce.
Sul palco di Rende questa idea prenderà forma anche attraverso una formazione che mette insieme strumenti tradizionali e tecnologia. Con Giovanni ci saranno Paolo Pasqua, aka L'Ennesimo, a synth e consolle, Andrea Principato alla chitarra classica e Giulia Segreti Bruno ai cori e al tamburello. A completare la formazione sarà la lira calabrese, affidata a Cristian Tucci.
Per Giovanni Segreti Bruno, l'apertura del concerto di Samurai Jay non rappresenta soltanto una vetrina, ma la possibilità di confrontare la propria musica con un pubblico ampio e, soprattutto, di farlo nella propria terra: «Aprire il concerto di Samurai Jay a Rende ha per me un significato speciale. Si tratta di un palco importante e davanti a me ci sarà un pubblico giovane, curioso e attento a quello che accade nella musica contemporanea, ma soprattutto perché succede qui, in Calabria. Salire su quel palco significa portare con me la mia storia, la mia Calabria, le mie parole e il mio modo di trasformare la tradizione in qualcosa che possa continuare a vivere nel presente. Con "Scacciapensieri" ho cercato di fare proprio questo: prendere qualcosa che appartiene alla mia terra- la tarantella, il dialetto- e metterlo in dialogo con suoni contemporanei. Per me lo “scacciapensieri” è proprio questo: qualcuno che ti ricorda che, nonostante tutto, puoi ancora ballare».
E probabilmente è questa la cosa più rivoluzionaria che può fare una canzone: non prometterti che il buio non tornerà, ma insegnarti a riconoscere la luce quando arriva.
Ufficio stampa Denise Ubbriaco
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