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Maniago: «Il futuro dell’umanità? Una scelta tra potere e amore»

Redazione
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Maniago: «Il futuro dell’umanità? Una scelta tra potere e amore»
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Al convegno nazionale sull’etica della comunicazione a Stalettì, l’Arcivescovo di Catanzaro-Squillace si confronta con il vaticanista Marco Politi e padre Enzo Fortunato. Presente il prefetto di Catanzaro, Clemente Di Nuzzo. Al centro del dibattito intelligenza artificiale, verità e dignità umana.

«Alla fine devi scegliere se costruire la civiltà del potere o la civiltà dell’amore». È un messaggio che va ben oltre i confini della Chiesa quello lanciato dall’arcivescovo di Catanzaro-Squillace e presidente della Conferenza Episcopale Calabra, mons. Claudio Maniago, intervenuto alla Baia dell’Est di Stalettì in occasione del convegno nazionale dedicato all’etica e all’ecologia della comunicazione e dell’informazione.

Nel corso dell’incontro, che ha riunito giornalisti, studiosi, esperti della comunicazione e rappresentanti delle istituzioni, alla presenza del prefetto di Catanzaro, Clemente Di Nuzzo, l’Arcivescovo ha dialogato con il noto vaticanista Marco Politi e con padre Enzo Fortunato, direttore editoriale della rivista Piazza San Pietro, raccogliendo gli spunti emersi dai loro interventi e sviluppando una riflessione sulle grandi sfide della società contemporanea.

Al centro del confronto il documento Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV, occasione per interrogarsi sul rapporto tra tecnologia e libertà, sul rischio di una comunicazione dominata dalla paura, sulla concentrazione del potere e sulla necessità di difendere la dignità della persona.

Come può un Papa che conosce i drammi del mondo parlare di un’umanità magnifica? È l’interrogativo posto da Maniago, richiamando l’esperienza missionaria di Leone XIV e la sua conoscenza diretta delle sofferenze di intere popolazioni.

La risposta, secondo l’Arcivescovo, sta nella capacità di guardare alla realtà senza lasciarsi sopraffare dal pessimismo, riconoscendo anche nelle difficoltà del presente le possibilità di costruire un futuro diverso.

Particolarmente significativo il passaggio sull’intelligenza artificiale. Maniago ha messo in guardia dalle previsioni catastrofiche che accompagnano lo sviluppo delle nuove tecnologie, osservando come il rischio sia quello di allontanare i cittadini dalla loro conoscenza e dalla possibilità di governarle.

Una paura che potrebbe finire per favorire proprio la concentrazione di questi strumenti nelle mani di pochi soggetti.

«Non bisogna avere paura», ha sottolineato l’Arcivescovo, invitando a promuovere una gestione delle innovazioni tecnologiche fondata su principi etici solidi e sulla responsabilità collettiva.

Un richiamo che riguarda direttamente anche il mondo dell’informazione, chiamato a confrontarsi quotidianamente con il valore della verità, la qualità del linguaggio pubblico e la responsabilità di non alimentare superficialità, contrapposizioni e allarmismi.

Nel dialogo con Politi e padre Fortunato, Maniago ha richiamato anche la continuità tra Papa Francesco e Leone XIV, due personalità differenti per stile e linguaggio, ma accomunate, ha osservato, dalla stessa «profonda passione per l’umanità».

Del primo ha ricordato la capacità di provocare e scuotere le coscienze, del secondo l’equilibrio e la pacatezza nell’affrontare le questioni più complesse.

«Un documento come questo non può non interessare anche chi non è credente, ma chi abbia a cuore la cura, la custodia dell’umano», ha affermato Maniago, sottolineando come la difesa della dignità della persona e la ricerca del bene comune rappresentino responsabilità che appartengono a tutti, indipendentemente dalle convinzioni religiose.

La conclusione è stata affidata a un’immagine di grande forza: l’alternativa tra una società costruita sulla logica del dominio e una fondata sulla solidarietà e sulla convivenza pacifica.

«Una scelta che come tutte le generazioni anche la nostra è chiamata a fare», ha ricordato l’Arcivescovo.

Un invito che, nel tempo delle grandi trasformazioni tecnologiche e delle crescenti tensioni internazionali, assume il significato di una responsabilità civile prima ancora che religiosa: decidere se il progresso debba servire il potere di pochi o la dignità di tutti.

Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali

Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace


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