Sicurezza e intelligenza artificiale: a Bergamo l'accordo tra Università e Polizia di Stato
BERGAMO – Sicurezza e innovazione digitale al centro dell'incontro tenutosi presso l'Università degli Studi di Bergamo, dove il Capo della Polizia Vittorio Pisani ha tenuto una lectio magistralis dal titolo "Sicurezza e innovazione digitale: le sfide del futuro". L'evento, preceduto dai saluti istituzionali del rettore Sergio Cavalieri, ha rappresentato l'occasione per fare il punto su un tema sempre più cruciale: l'impatto delle nuove tecnologie sul lavoro delle forze dell'ordine e sulla tutela dei cittadini.
Le nuove frontiere della sicurezza
Nel suo intervento, il prefetto Pisani ha affrontato il complesso rapporto tra sicurezza e trasformazione digitale, sottolineando come cybersecurity, intelligenza artificiale, analisi dei dati e nuove tecnologie richiedano competenze sempre più specialistiche. Un passaggio chiave è stato dedicato al nuovo decreto legislativo che regolamenta l'utilizzo dell'intelligenza artificiale da parte delle Forze di polizia per finalità di sicurezza pubblica e di prevenzione e repressione dei reati.
Il capo della Polizia ha evidenziato come il quadro normativo richiami al necessario rispetto dei diritti fondamentali e delle libertà garantite dalla Costituzione, prevedendo la sanzione dell'inutilizzabilità processuale e la cancellazione dei dati in caso di utilizzo dei sistemi in violazione delle procedure. L'Italia è il primo Stato europeo a regolamentare l'identificazione biometrica remota in tempo reale e il riconoscimento facciale a posteriori, introducendo anche l'innovativa previsione della collaborazione scientifica tra Forze di polizia, ricerca e Università per la sperimentazione dei sistemi e la formazione adeguata, sul piano tecnologico e giuridico, degli operatori delle Forze dell'ordine.
Pisani ha poi posto l'accento su un principio irrinunciabile: l'autonomia decisionale umana rimane sovraordinata ai fini della sorveglianza dei sistemi, dell'analisi critica dei risultati e, soprattutto, nessun provvedimento che determini effetti giuridici sulla persona può essere adottato sulla sola base del risultato fornito dal sistema tecnologico.
Sul piano operativo, quanto previsto dal decreto accresce le potenzialità delle Forze di polizia di garantire la sicurezza e la prevenzione dei reati nei luoghi pubblici e aperti al pubblico, nonché ai fini dell'identificazione e ricerca di persone indagate e di latitanti per reati gravi.
La sfida della formazione
Il rettore Sergio Cavalieri ha sottolineato come la sicurezza del futuro non potrà essere garantita soltanto attraverso strumenti e procedure tradizionali: richiederà persone capaci di interpretare fenomeni tecnologici e sociali complessi, di collaborare tra discipline diverse e di assumere decisioni in contesti caratterizzati da una crescente rapidità e imprevedibilità.
È in questa prospettiva che si inserisce l'accordo quadro sottoscritto nell'ambito dell'incontro tra l'Università degli studi di Bergamo e il ministero dell'Interno – Dipartimento della Pubblica Sicurezza, nella cornice dell'accordo nazionale tra il Dipartimento e la CRUI – Conferenza dei Rettori delle Università Italiane. L'intesa mira a rafforzare la collaborazione tra le competenze scientifiche e formative dell'ateneo e le esigenze istituzionali e operative della Polizia di Stato, attraverso attività di ricerca, tesi di laurea e di dottorato, seminari, workshop, tirocini e percorsi di formazione, favorendo anche lo scambio di competenze tra Università e Pubblica Sicurezza.
Un ateneo all'avanguardia
L'accordo è in linea con le competenze che l'Università degli studi di Bergamo ha sviluppato nei settori della cybersecurity, della trasformazione digitale, dell'intelligenza artificiale e della data science, con iniziative quali il Centro RAISE, il dottorato di ricerca in Sustainable Artificial Intelligence e il progetto di un nuovo corso di laurea magistrale in lingua inglese in Cybersecurity e Artificial Intelligence. La collaborazione con la Polizia di Stato si inserisce in un rapporto già consolidato con il territorio, avviato con la convenzione sottoscritta nel 2021 con la questura di Bergamo e sviluppatosi attraverso attività di formazione, ricerca e tirocinio.
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